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Sorveglianze nazionali

Meningiti batteriche in Italia

Le meningiti batteriche sono più rare, ma potenzialmente più gravi di quelle virali e possono essere provocate da diversi batteri. In questa sintesi vengono commentati i dati ottenuti dal sistema di sorveglianza delle meningiti batteriche coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Sanità.


In Italia, dal 1994 le ASL e le Direzioni Ospedaliere segnalano i casi ricoverati affetti da sospetta meningite batterica. Scopo di questa sorveglianza speciale è una più puntuale definizione delle caratteristiche epidemiologiche delle meningiti batteriche in Italia, la verifica dell'efficacia e dell’efficienza delle misure di chemioprofilassi, ove indicate, nonché la possibilità di caratterizzazione dei ceppi batterici dei microrganismi circolanti mediante raccolta presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).


I casi di meningite batterica segnalati ogni anno sono andati progressivamente aumentando dai 620 casi del 1994 ai 1029 del 1999, riflettendo il miglioramento della completezza di informazione. Il patogeno più frequentemente identificato tra i casi di meningite segnalati tra il 1994 e il 1999 è stato Streptococcus pneumoniae (32% dei casi), seguito da Neisseria meningitidis (29%) e da Haemophilus influenzae tipo b (18%). C'è una consistente proporzione di casi (circa il 20%) segnalati come di probabile eziologia batterica per i quali l'agente eziologico non è stato identificato. Tale proporzione rientra nei valori attesi, anche perché molti pazienti arrivano al ricovero ospedaliero dopo l'inizio di un trattamento antibiotico che riduce le probabilità di isolamento del patogeno in coltura.

È segnalabile un aumento delle segnalazioni da pneumococco e da meningococco, per quest'ultimo soprattutto nel 1999, mentre c'è una flessione dei casi attribuiti ad H influenzae. Il calo di frequenza di quest'ultimo patogeno è stato confermato anche dai risultati della sorveglianza specifica per l'Hi attivata nel 1997 in otto regioni italiane. Parte della diminuzione è attribuibile all'aumentato uso di vaccini combinati che includono anche la componente Hib.


Complessivamente, nel 1999 l'incidenza delle meningiti da meningococco è stata pari a 4,7 casi per milione di abitanti, tra i valori più bassi riportati in Europa.
Il 70% dei casi, per i quali il ceppo batterico è giunto all'ISS, è dovuto a batteri di sierogruppo B, e solo il 19% al sierogruppo C.

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Nel 2003 i casi di meningite da pneumococco segnalati sono stati 308 pari al 32% della casistica totale. L'età media dei casi di meningite da pneumococco è maggiore rispetto ai casi da meningococco e da Haemophilus, e nel 2003 è risultata pari a 46 anni. La metà dei casi identificati aveva più di 51 anni. Circa il 20% dei pazienti segnalati finora aveva meno di cinque anni (vedi tabella sulla pagina “dati”). La meningite da pneumococco ha un'elevata letalità (nella casistica italiana del 2003 è stata del 10,5%) specialmente se associata a batteriemia. L'esordio è brusco con febbre alta e letargia. Esistono numerosi tipi di pneumococco, differenti in base alla composizione della capsula polisaccaridica che li riveste. La maggior parte dei casi di malattia è dovuta ad uno dei 23 tipi capsulari più comuni. Questa variabilità è alla base della difficoltà di messa a punto ed utilizzazione di vaccini efficienti. Inoltre, il polisaccaride della capsula ha un potere scarsamente immunogenico per i bambini sotto i due anni di età. Il vaccino pneumococcico per gli adulti contiene 23 polisaccaridi capsulari. Dato che le conseguenze delle infezioni pneumococciche sono più gravi negli anziani il vaccino può essere utilizzato per i soggetti di età superiore ai 65 anni similmente alla vaccinazione contro l'influenza. Il vaccino anti-pneumococcico polisaccaridico non richiede somministrazioni ogni anno. Il vaccino per i bambini contiene sette polisaccaridi capsulati coniugati ad una proteina che ne aumenta il potere immunogeno ed è disponibile per i bambini sotto i due anni di età.
Non viene richiesta la profilassi antibiotica dei contatti di un caso di meningite da pneumococco.
L'incidenza della meningite da meningococco riportata in Italia è bassa rispetto al resto dell'Europa (3-6 casi ogni 1.000.000 abitanti rispetto alla media europea di 14,5 casi ogni 1.000.000 abitanti). Nel 2001 sono stati segnalati 203 casi, nel 2002 223 e ne 2003 278. La maggior parte dei meningococchi identificati in Italia negli ultimi anni è risultata appartenere al sierogruppo B (75% nel 2001, 60% nel 2002 e 51,2% nel 2003). Nel 2003 è stato osservato un incremento nella proporzione di casi attribuiti al gruppo C che in base ai dati risulta essere stato tipizzato nel 38,5% dei casi con accertamento etiologico. Nel primo semestre del 2004 si è osservato per la prima volta, negli ultimi 10 anni, un maggior numero di casi attribuiti al sierogruppo C rispetto al B. La differenza è più marcata nella fascia di età 0-4 anni. Nel primo anno di vita sono stati osservati 6 casi attribuibili al sierogruppo B e 6 al sierogruppo C.


L’incidenza annua di meningite da pneumococco è stata pari a 5,1 per milione di abitanti. I sierogruppi più frequentemente identificati sono stati il 14 e il 23. Circa il 96% dei sierogruppi identificati è incluso nei vaccini polisaccaridici.
L’incidenza annuale di meningite da H influenzae è stata pari a 1,3 per milione di abitanti. Nel 1999, su 78 casi, il tipo b è stato identificato nel 98% dei casi. L’incidenza in Italia è più elevata di quella osservata in altri Paesi europei. Tale maggiore incidenza è attribuita al minore uso del vaccino in Italia, che solo recentemente è somministrato di frequente.


La distribuzione dei tre principali tipi di meningite è notevolmente diversa a seconda dei gruppi d’età. La grande maggioranza dei casi di meningite da H influenzae è stata segnalata tra i bambini di 0-4 anni di età (85%); la meningite da meningococco è stata segnalata più comunemente tra i bambini di 0-4 anni (31%) e tra gli adolescenti di 15-19 anni (15%). Invece, per la meningite da pneumococco gli ultrasessantacinquenni hanno rappresentato il 29% dei casi.


Esistono notevoli variazioni geografiche nella frequenza dei tre principali tipi di meningiti, con un caratteristico gradiente Nord- Sud. La scarsa numerosità rende i tassi molto instabili, soprattutto in regioni con minore popolazione. Rimane da comprendere il motivo del ridotto numero di casi segnalati per specifici agenti in zone più popolate come la Puglia e la Calabria e gli elevati tassi riportati nella Province Autonome di Bolzano e di Trento.

Network

Nel nostro Paese è attivo il sistema di sorveglianza dell’Influenza, Influnet, su scala nazionale, che si basa su una rete di medici sentinella costituita da medici di Medicina Generale e di Pediatri di Libera scelta che segnalano i casi di influenza osservati tra i loro assistiti. I medici sentinella ed altri medici operanti nel territorio e negli Ospedali collaborano inoltre alla raccolta di campioni biologici per l’identificazione di virus circolanti.
Il reclutamento dei medici sentinella è effettuato dalle Regioni. La raccolta e l’elaborazione delle segnalazioni di malattia è effettuata dai Centri di Riferimento Nnazionali: Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza (CIRI). L’ISS, quale Centro di Coordinamento Nazionale della Sorveglianza epidemiologica e Virologica dell’influenza, provvede all’elaborazione a livello nazionale e produce un rapporto settimanale che viene pubblicato sul sito Internet del Ministero della Salute. La identificazione dei virus influenzali è effettuata dai Laboratori virologici regionali; laddove essi non sono presenti suppliscono per quanto possibile i laboratori di altre regioni o i laboratori dell’ISS e del CIRI. Tutte le identificazioni o isolamenti di virus sono segnalati al Centro Nazionale per l’Influenza, presso il Dipartimento “Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate” (MIPI), reparto “Malattie virali e vaccini inattivati”Laboratorio di Virologia dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il Centro di Controllo delle Malattie del Ministero della Salute coordina con le Regioni le attività relative alla sorveglianza dell’influenza. Presso il Ministero della Salute sono costituiti - il punto finale della rete di sorveglianza; - il centro per il ritorno delle informazioni, sull’andamento nazionale dell’influenza, tramite stampa e mezzi informatici, dirette a:

1) operatori - - - - - - 2) utenti - - - - 3) sistemi di sorveglianza europei ed internazionali.

La stretta collaborazione, sancita in un protocollo annuale, tra tutte le componenti citate, a partire dai medici sentinella, si è dimostrata essenziale per individuare e valutare tempestivamente l’inizio della stagione influenzale e identificare i virus circolanti.